martedì 27 aprile 2010

L'uovo e la gallina

Chi mi conosce sa che non mi faccio particolari problemi nell’ammettere un errore o nel rendere omaggio ai meriti altrui quindi è doveroso aprire questo articolo facendo i complimenti ai rangers per la vittoria del campionato.

So già che qualcuno reputa inopportuno complimentarsi con gli unni, ma per carattere me ne sbatto i coglioni dell’opinione altrui (soprattutto se becera come in questi casi) anche perché se dovessi seguire la massa dovrei credere in almeno una mezza dozzina di religioni, che l’inter sia un club onesto e tartassato dagli arbitri, Di Pietro un laureato col massimo dei voti e che Ramazzotti ed i Backstreet Boys abbaino dato tantissimo al mondo della musica.

Ho ripetuto più e più volte di come sia necessario contestualizzare vittorie e sconfitte ed è anche per questo che reputo necessario specificare che, pur riconoscendo i meriti degli avversari, gli ultimi 2 campionati li abbiamo persi noi, quello scorso in particolare.

L’anno scorso abbiamo permesso ai Rangers di rientrare in gioco e di ricompattarsi nei momenti di difficoltà regalandogli un campionato già vinto.

Quest’anno invece il mea culpa riguarda la cattiva gestione di troppe partite e l’incapacità di apportare i necessari correttivi nel mercato di gennaio.

I Rangers sono stati tutt’altro che irresistibili per 25/30 giornate, evitando sapientemente le sconfitte ma pareggiando diverse partite, solo ultimamente hanno infilato un bel filotto di vittorie, come il Celtic del resto, quando ormai i giochi erano fatti.

Bastava quindi poco di più per cambiare l’esito di una stagione davvero disastrosa, ma è necessario ora guardare avanti e voglio farlo partendo con delle considerazioni un po’ random riguardanti il calcio scozzese.

Come avevo pronosticato la partita contro gli Arabs era davvero di poco valore, anche una sconfitta difficilmente avrebbe cambiato i destini delle due squadre.

Vedere come si è vinto in casa della terza forza del campionato, una squadra che in Scozia ultimamente sta facendo molto bene, mi ha decisamente rattristato.

Partita giocata con il freno a mano tirato, senza sussulti eppure ecco una vittoria piuttosto semplice che farà felice forse chi predilige l’uovo oggi ma non chi preferisce la gallina domani.

Il concetto è semplice: più il campionato è competitivo più si è stimolati al miglioramento.

Nessuno parli di soldi, qui si parla di idee, di progetti, di consolidamento.

Si sa che i soldi sono importanti, ma esistono tanti casi di club emersi grazie e soprattutto alla programmazione e non è un caso che in Italia squadre come Genoa, Sampdoria e Palermo si stiano attestando su alti livelli di rendimento proprio in un momento economicamente difficile per il calcio italiano che ovviamente colpisce i club poco inclini alla programmazione, caso lampante è il Milan, ma non solo.

Quindi militare in un campionato livellato sì, ma verso il basso, consente al club di continuare nella sua politica di piccolo cabotaggio (espressione ormai stra abusata dal sottoscritto ma tristemente pertinente) volta al dominio sul suolo nazionale da spartirsi con gli unni.

Spesso il club rinforza la squadra acquistando giocatori dalle altre formazioni di SPL ma cos’ha da offrire la SPL in questo momento?

Se togliamo qualche buon prospetto, qualche discreto giocatore buono per la panchina, non resta più nulla.

E quel poco che resta, tipo McArthur, te lo fanno pagare uno sproposito come successo per Fletcher ovvero un buon giocatore ma nulla più (e quando lo dissi, un paio d’anni fa, tutti mi spernacchiarono).

Se per prendere la punta che ci serviva abbiamo sondato Kevin Kyle allora c’è da preoccuparsi, anche perché le squadre scozzesi iniziano sempre più ad imbottirsi di giocatori provenienti dalle minors inglesi e molti giocatori compiono il percorso inverso, da colonne della propria squadra in SPL a riserva in League One o giù di lì.

Difficile quindi rinforzarsi con questa tipologia di giocatore, depauperando casomai il patrimonio tecnico delle avversarie, che faticano parecchio nel trovare uno Stokes qualsiasi.

Il problema sta a monte e risiede nel fatto che le squadre di media fascia di SPL non riescono più a fare a sportellate con le società di Championship, ritrovandosi quindi alla ricerca del classico diamante grezzo militante nelle serie inferiori, con risultati spesso inconcludenti anche perché in Inghilterra i club sono molto attenti alla valorizzazione dei proprio giocatori soprattutto se giovani.

Spesso quindi i le gemme scovate non sono poi così scintillanti, magari si chiamano Rob Jones, li peschi in Conference ma ben che vada li mandi nel miglior momento della loro carriera a giocare nei bassifondi di Championship.

E’ chiaro e lampante che se non vinciamo noi vincono gli unni, roba tremenda insomma, ma io spero sempre in una scelta coraggiosa che garantisca un futuro ad alti livelli al club.

Un paio d’anni di preparazione (che poi dove sta scritto che non si può vincere lo stesso?) e di formazione per i giocatori (tipo Rogne, titolare subito e sempre, senza se e senza ma) con un allenatore in grado di svilupparne il potenziale ed ecco che la magia si avvera, creando un circolo virtuoso generato anche dalla cessione di quei giocatori che emergono e che desiderano militare in campionati più competitivi, rimpinguando le casse societarie e consentendo altri investimenti.

Come detto ci vuole coraggio o forse semplicemente intelligenza perché negli ultimi 4 anni, con i rangers inesistenti, non si è costruito nulla di buono quando invece si sarebbe potuta creare una vera e propria egemonia nazionale condita da buoni risultati in campo internazionale.

Ma si sa, c’è chi preferisce sempre e comunque l’uovo oggi.

martedì 20 aprile 2010

In trouble

redo sia ormai chiaro che la specialità del club sia quella di ficcarsi nei guai.

La nomina di Lennon come allenatore ad interim è un autentico boomerang, in quanto l’incarico rischia di diventare permanente (si fa per dire).

Credo che nessuno in società abbia affidato la squadra a Lennon per verificarne le capacità in vista di una futura conferma, immagino si sia trattato di una scelta dettata dall’esigenza di dare ai tifosi un nome amato e per certi versi rimpianto, evitando oltretutto un’uscita pecuniaria, cosa sempre mal vista in quel di Kerrydale.

Il problema è che a fine stagione, con i giocatori almeno in parte pungolati dal cambio di guida tecnica e contro degli avversari che non hanno più l’occhio della tigre, vincere le partite diventa più semplice soprattutto se le pressioni sono scemate in modo esponenziale.

Così arrivano 4 vittorie in fila, cosa mai accaduta quest’anno e per la quale giustamente Lennon merita degli elogi, maturate però in modo anche rocambolesco e fortunoso (la doppietta di Josh Thompson è roba da tramandare ai posteri) e che pertanto godono di un peso specifico minore.

Peso specifico che invece incrementa per la sciagurata sconfitta casalinga in semifinale di FA Cup patita contro il Ross County, l’elemento più allarmante è che gli avversari hanno strameritato di vincere mentre la nostra squadra si è nuovamente sciolta come neva al sole quando invece sarebbe stato il momento di tirare fuori gli attributi.

Onestamente poco mi frega della FA cup, in quanto questo trofeo non può certo lenire il dolore sportivo per le delusioni patite quest’anno, ma sinceramente avrei preferito un paio di pareggi in più in campionato in cambio di una finale da giocare in una cornice sempre suggestiva come quella di Hampden.

Lennon dopo la sconfitta non è riuscito a fare di meglio dello scaricare sui giocatori (comunque responsabili) le colpe della figuraccia, ergendosi a uomo immagine del Celtic che sempre deve restare immacolato, beneficiante di una sorte di immunità alle critiche che non dovrebbe invece avere.

Ho già detto cosa ne penso di ciò e non mi ripeto, il punto è un altro.

Chi mi conosce, virtualmente o fisicamente, sa che tendo molto a contestualizzare gli eventi, siano essi sportivi, umani o quant’altro.

Quindi da una parte abbiamo una serie di vittorie francamente inutili a buoi ormai scappati (nessuno provi ad incantarmi con la favola del secondo posto da conquistare perché nessuno credeva che gli Arabs ci avrebbero potuto scalzare dal secondo posto), dall’altra una sconfitta nell’unica partita che aveva un minimo di senso oltre al prossimo Old Firm da qui a fine stagione.

Male quindi, soprattutto se consideriamo come sono arrivati questi risultati, siano essi positivi o negativi.

Purtroppo però, qualora la stagione dovesse chiudersi in crescendo, sarà difficile far accettare alla piazza che Lennon non è l’uomo giusto per la rinascita del Celtic, ci vorrebbe quel coraggio che raramente il club ha dimostrato in questi ultimi anni pertanto una soluzione tampone diverrebbe definitiva.

Nulla contro Lennon ovviamente, ma un conto è fare l’uomo spogliatoio o la spalla del nostromo, un altro conto è essere il timoniere di una nave tutt’altro che semplice da condurre.

Come ho già detto Lennon quest’anno è subentrato a Mowbray in una situazione ideale per mettersi in mostra, ed è stato bravo nel farlo, ma costruire la squadra per l’anno prossimo e gestire lo spogliatoio come allenatore e non come raccordo tra lo staff tecnico ed i giocatori è molto differente dal guidare una squadra nel periodo primaverile.

Così facendo quindi il club si è messo in una cattiva posizione obbligandosi a perdere del tempo prezioso nella scelta del prossimo allenatore e conseguentemente nella pianificazione della prossima stagione.

Evidentemente non è bastata la lezione rimediata quest’anno visto che per inseguire Mowbray si è perso del tempo preziosissimo che ha richiesto un tributo salatissimo da pagare.

Le vittorie e le sconfitte partono spesso da lontano, chissà che in questi giorni non si stia già scrivendo il futuro (in bene o in male) del nostro amato Celtic.

mercoledì 14 aprile 2010

Capitano di ventura

Una stagione che si trascina stancamente alla conclusione, una stagione sportivamente drammatica che poco può ancora offrire visto che manca ancora un Old Firm che rischia di far parlare di sé più per ciò che potrebbe avvenire sugli spalti che sul campo (per maggiori info citofonare “idioti” alla SFA).

Spunti interessanti pochi, congetture tante.

Per questo motivo credo di aver stabilito il nuovo record di articoli quasi ultimati e mai pubblicati e quindi il blog è restato un po’ isolato, ma sinceramente scrivere un articolo inconsistente e poco incisivo non si addice al mio modus operandi.

Fortunatamente uno spunto interessante lo fornisce Neil Lennon, ex giocatore del Celtic amatissimo per la sua grinta ed il suo attaccamento alla maglia (ricordiamo che il sig. Lennon è protestante come tanti altri uomini storici del Celtic, ma il popolo bianco verde l’ha amato lo stesso senza remore, capito scimmie?).

Dopo l’ennesima figuraccia stagionale, contro il comunque bravissimo Ross County, il buon Neil ha pensato di scuotere l’ambiente (ad aprile…) facendo capire a chiare lettere che l’anno venturo ci sarà un’epurazione, che chi vuole restare deve farlo capire tirando fuori gli attributi.

Insomma, ha parlato da “franchise man”, per utilizzare un termine in voga nell’ambito cestistico NBA.

Ovviamente i tifosi, esasperati da un’annata disastrosa, vanno in brodo di giuggiole e cominciano a chiedere a gran voce la conferma di Lennon sulla panchina biancoverde per la prossima stagione, speranzosi di vedere 11 leoni in campo artefici di una rinascita che tutti stiamo ancora aspettando

Il sottoscritto, un po’ per razionalità, un po’ per istinto di bastian contrario, non ha per nulla apprezzato l’uscita di Lennon.

Non mi è piaciuta in primis la tempistica di tale uscita, Lennon è arrivato da qualche settimana ma lancia messaggi forti quando anche l’ultimo traguardo stagionale è sfumato.

Perché non subito, visto che sapeva bene che aria tirava nello spogliatoio?

A cosa serve questa stucchevole, populista uscita?

Non era sufficiente inchiodare i giocatori alle proprie responsabilità senza finire sui giornali?

Evidentemente no, se ambisci al posto di coach per l’anno venturo.

E’ risaputo che Lennon vuole quel posto e non ci vedo nulla di male, fare gavetta nelle serie inferiori inglesi rischia di diventare un labirinto senza uscita, è umanamente comprensibile che sia preferibile partire da una piazza da te conosciuta e blasonata.

Quello che mi spiace è che tutta questa pantomima venga fatta a scapito di quella maglia che dovresti aver tanto amato in passato, a scapito di quei tifosi che ti idolatrano ancora oggi, utilizzati ora come grimaldello ricattatore nei confronti di una dirigenza evidentemente allo sbando.

Mi auguro semplicemente che il club non cada in una trappola tesa maldestramente da un dipendente del club che ancora deve mostrare di meritare quella panchina.

Eh sì caro Neil, perché contro il Ross County quello in piedi davanti a quella panchina eri tu, perché sei tu ad aver preparato la partita in ogni dettaglio (…), anche tu hai fallito miseramente.

Chi rischia di pagare a caro prezzo questo brutto affare sono i tifosi, come sempre del resto, visto che il club potrebbe rigirare la frittata ed affidare davvero a Lennon la panchina, così in caso di fallimento potranno dire (più o meno): “cazzi vostri, l’avete voluto voi e l’abbiamo messo lì a furor di popolo”.

Tanta tristezza per questa situazione ed anche un po’ di delusione, ad essere sinceri.