Chi mi conosce sa che non mi faccio particolari problemi nell’ammettere un errore o nel rendere omaggio ai meriti altrui quindi è doveroso aprire questo articolo facendo i complimenti ai rangers per la vittoria del campionato.
So già che qualcuno reputa inopportuno complimentarsi con gli unni, ma per carattere me ne sbatto i coglioni dell’opinione altrui (soprattutto se becera come in questi casi) anche perché se dovessi seguire la massa dovrei credere in almeno una mezza dozzina di religioni, che l’inter sia un club onesto e tartassato dagli arbitri, Di Pietro un laureato col massimo dei voti e che Ramazzotti ed i Backstreet Boys abbaino dato tantissimo al mondo della musica.
Ho ripetuto più e più volte di come sia necessario contestualizzare vittorie e sconfitte ed è anche per questo che reputo necessario specificare che, pur riconoscendo i meriti degli avversari, gli ultimi 2 campionati li abbiamo persi noi, quello scorso in particolare.
L’anno scorso abbiamo permesso ai Rangers di rientrare in gioco e di ricompattarsi nei momenti di difficoltà regalandogli un campionato già vinto.
Quest’anno invece il mea culpa riguarda la cattiva gestione di troppe partite e l’incapacità di apportare i necessari correttivi nel mercato di gennaio.
I Rangers sono stati tutt’altro che irresistibili per 25/30 giornate, evitando sapientemente le sconfitte ma pareggiando diverse partite, solo ultimamente hanno infilato un bel filotto di vittorie, come il Celtic del resto, quando ormai i giochi erano fatti.
Bastava quindi poco di più per cambiare l’esito di una stagione davvero disastrosa, ma è necessario ora guardare avanti e voglio farlo partendo con delle considerazioni un po’ random riguardanti il calcio scozzese.
Come avevo pronosticato la partita contro gli Arabs era davvero di poco valore, anche una sconfitta difficilmente avrebbe cambiato i destini delle due squadre.
Vedere come si è vinto in casa della terza forza del campionato, una squadra che in Scozia ultimamente sta facendo molto bene, mi ha decisamente rattristato.
Partita giocata con il freno a mano tirato, senza sussulti eppure ecco una vittoria piuttosto semplice che farà felice forse chi predilige l’uovo oggi ma non chi preferisce la gallina domani.
Il concetto è semplice: più il campionato è competitivo più si è stimolati al miglioramento.
Nessuno parli di soldi, qui si parla di idee, di progetti, di consolidamento.
Si sa che i soldi sono importanti, ma esistono tanti casi di club emersi grazie e soprattutto alla programmazione e non è un caso che in Italia squadre come Genoa, Sampdoria e Palermo si stiano attestando su alti livelli di rendimento proprio in un momento economicamente difficile per il calcio italiano che ovviamente colpisce i club poco inclini alla programmazione, caso lampante è il Milan, ma non solo.
Quindi militare in un campionato livellato sì, ma verso il basso, consente al club di continuare nella sua politica di piccolo cabotaggio (espressione ormai stra abusata dal sottoscritto ma tristemente pertinente) volta al dominio sul suolo nazionale da spartirsi con gli unni.
Spesso il club rinforza la squadra acquistando giocatori dalle altre formazioni di SPL ma cos’ha da offrire la SPL in questo momento?
Se togliamo qualche buon prospetto, qualche discreto giocatore buono per la panchina, non resta più nulla.
E quel poco che resta, tipo McArthur, te lo fanno pagare uno sproposito come successo per Fletcher ovvero un buon giocatore ma nulla più (e quando lo dissi, un paio d’anni fa, tutti mi spernacchiarono).
Se per prendere la punta che ci serviva abbiamo sondato Kevin Kyle allora c’è da preoccuparsi, anche perché le squadre scozzesi iniziano sempre più ad imbottirsi di giocatori provenienti dalle minors inglesi e molti giocatori compiono il percorso inverso, da colonne della propria squadra in SPL a riserva in League One o giù di lì.
Difficile quindi rinforzarsi con questa tipologia di giocatore, depauperando casomai il patrimonio tecnico delle avversarie, che faticano parecchio nel trovare uno Stokes qualsiasi.
Il problema sta a monte e risiede nel fatto che le squadre di media fascia di SPL non riescono più a fare a sportellate con le società di Championship, ritrovandosi quindi alla ricerca del classico diamante grezzo militante nelle serie inferiori, con risultati spesso inconcludenti anche perché in Inghilterra i club sono molto attenti alla valorizzazione dei proprio giocatori soprattutto se giovani.
Spesso quindi i le gemme scovate non sono poi così scintillanti, magari si chiamano Rob Jones, li peschi in Conference ma ben che vada li mandi nel miglior momento della loro carriera a giocare nei bassifondi di Championship.
E’ chiaro e lampante che se non vinciamo noi vincono gli unni, roba tremenda insomma, ma io spero sempre in una scelta coraggiosa che garantisca un futuro ad alti livelli al club.
Un paio d’anni di preparazione (che poi dove sta scritto che non si può vincere lo stesso?) e di formazione per i giocatori (tipo Rogne, titolare subito e sempre, senza se e senza ma) con un allenatore in grado di svilupparne il potenziale ed ecco che la magia si avvera, creando un circolo virtuoso generato anche dalla cessione di quei giocatori che emergono e che desiderano militare in campionati più competitivi, rimpinguando le casse societarie e consentendo altri investimenti.
Come detto ci vuole coraggio o forse semplicemente intelligenza perché negli ultimi 4 anni, con i rangers inesistenti, non si è costruito nulla di buono quando invece si sarebbe potuta creare una vera e propria egemonia nazionale condita da buoni risultati in campo internazionale.
Ma si sa, c’è chi preferisce sempre e comunque l’uovo oggi.