venerdì 27 agosto 2010

Ammainare le vele

Non so che dire.

Specifico che non è colpa dell’immensa tristezza sportiva che mi attanaglia in questi momenti, semplicemente non trovo nulla da dire o quasi visto che tutti i problemi drammaticamente (ri)visti ieri erano già stati analizzati e sviscerati dal sottoscritto in tempi non sospetti (che poi mi devono spiegare com’è che un semplice appassionato capisce cose che un addetto ai lavori neppure nota)

Giusto pochi giorni fa, parlando con un mio amico Celt, avevo detto molto chiaramente che la gara di ritorno in terra olandese sarebbe stata difficile stante l’ottimo rendimento casalingo degli avversari, i quali contano peraltro sul sostegno di un pubblico caldissimo ed a volte sopra le righe.

Quindi per me non è stata una sorpresa questa debacle, anche perché avevo già detto che la gara di andata era stata affrontata dagli avversari in modo scriteriato ed arrogante.

Loro sono stati bravi ad imparare la lezione, noi continuiamo invece a prendere schiaffi senza cercare una soluzione, credo sia chiaro che l’anomalia è stata la vittoria dell’andata anziché la sconfitta di ieri.

Ieri sera ho ricevuto un sms dal mio amico Jimmy il quale, con molta lucidità, affermava che la nostra squadra non è sufficientemente forte per affrontare le sfide europee.

Forse è vero, ma allora perché il Braga fa fuori il Siviglia pur non disponendo di giocatori di prima fascia?

E l’Auxerre è forse più forte del milionario Zenit capolista in Russia?

La nostra squadra è male assortita ma non malvagia, eppure facciamo figure davvero magrissime, perché?

Sono ormai stanco di scagliarmi contro le strategie di un club che prende in giro i tifosi e non trovo giusto additare Lennon di chissà quali responsabilità, la sua unica colpa è quella di credersi un allenatore, mi auguro che abbia il coraggio di fare un passo indietro magari dimettendosi anche se conoscendo il personaggio troverà qualche capro espiatorio per starsene inchiodato in panchina a fare un cazzo mentre veniamo presi a sberle, infangando la storia di un club meraviglioso.

Ora me ne vado in vacanza, tra 2 settimane mi aspetto di trovare qualche inutile prestito o parametro 0 ed una squadra sempre più piatta ed abituata alle sconfitte, come un maiale che si rotola nei propri escrementi.

martedì 24 agosto 2010

Tra dubbi e speranze

La bella prestazione infrasettimanale contro l’Utrecht seguita dalla convincente affermazione domenicale contro i Saints ha di sicuro alzato il morale di squadra e tifosi.

Contro il St. Mirren ho trovato particolarmente interessante il continuo movimento degli attaccanti, aiutanti da un centrocampo finalmente abile nello sfruttare gli spazi che si aprivano e di ripiegare quando necessario.

Brown, Kayal, Forrest, Samaras e Fortunè hanno continuamente svariato su tutti i fronti offensivi con conseguente difficoltà per la difesa dei Saints nel tenere la posizione ed ho notato con piacere un certo altruismo da parte dei giocatori, cosa sicuramente molto positiva.

In crescita anche Maloney e Juarez.

La coerenza mi impone però di non lasciarmi abbagliare da un paio di prestazioni positive in considerazione degli avversari affrontati e del fatto che resto convinto sulla poca attinenza di Lennon con il ruolo di manager.

Cerco di spiegarmi meglio.

I Saints domenica non sono mai stati in grado di pungere e non hanno brillato di sicuro per organizzazione di gioco, oltretutto poi la partita si è messa bene quasi subito rendendo pertanto il percorso tutt’altro che accidentato.

L’Utrecht invece, forse ingolositosi viste le nostre precedenti partitacce, è venuto a Celtic Park con un atteggiamento arrogante e supponente che ha pagato a caro prezzo.

Dal punto di vista tattico invece, come ho già avuto modo di esporre al mio amico McBell, le soluzioni adottate da Lennon ho paura possano essere una semplice toppa, rivelatasi decisamente azzeccata per la tipologia dei giocatori impiegati.

Attenzione però, la soluzione (buonissima) trovata da Lennon va sviluppata ed affinata al meglio, visto che gli accorgimenti presi sono stati comunque elementari e gli avversari non tarderanno a prendere le contromisure bloccando le fasce ed in particolare ostacolando Fortunè, di gran lunga il giocatore più positivo in questo periodo.

Senza le sue accelerazioni il movimento di Samaras rischia di essere sterile e le possibilità di inserimento per i centrocampisti potrebbero ridursi al lumicino.

Poi, parere personale, io con un uomo d’area giocherei sempre visto che troppe volte dei bei cross di Fortunè non trovavano compagni pronti a sfruttarli, a tal proposito continuo a reputare una follia la cessione di Rasmussen (subito a segno in Germania).

Altre cose da affinare il posizionamento di alcuni centrocampisti, troppo dediti al ripiegamento fatto di sola corsa, e l’apporto dei terzini in termini di sovrapposizioni, soprattutto Cha mi pare spesso fuori posizione.

Chiudo volutamente con una nota positiva: il pelatone svedese regge bene, affiancamogli Rogne e forse la nostra difesa sarà da considerarsi di buon livello.

mercoledì 18 agosto 2010

Pessimismo e fastidio

Come da titolo, credo che sia lo stato d'animo che la maggior parte dei tifosi del Celtic stia attraversando in questo momento.

Lo fase della delusione è passata, il prossimo step sarà la rassegnazione.

La campagna acquisti che il club sta portando avanti rasenta il ridicolo, il progetto tecnico è inesistente ed anche a livello giovanile pare che le ambizioni abbiano subito una brusca frenata.

Il quadro è molto grave, ne riparleremo.

Per ciò che concerne il calcio giocato l'esordio è stato insufficiente nonostante la vittoria, arrivata grazie ad una giocata di McCourt favorita da un errato posizionamento del centrocampo avversario, poi si sono viste buone occasioni ma solo dopo che gli avversari hanno dovuto sbilanciarsi in avanti per cercare il pareggio.

Anche qui, quadro desolante.

Domani c'è l'Utrecht, squadra di tutt'altra pasta rispetto alla nostra accozzaglia di parametri zero e svendite dell'ultimo minuto.

E se qualcuno tira ancora in ballo la storia dei soldi si tappi la bocca, Braga e Young Boys sono signore squadre pur avendo meno disponibilità economiche di noi.

venerdì 13 agosto 2010

Starting up

Finally.

Finalmente si comincia.

Solitamente c’è sempre grande attesa per il debutto in campionato, per vedere i volti nuovi, per testare a che punto sono i meccanismi di squadra e via dicendo.

Onestamente invece quest’anno non vedo l’ora di tuffarmi nella SPL per dimenticare, o quantomeno avere altro di cui parlare, il fallimentare mercato che il club sta portando avanti.

Incapacità nell’acquistare ma anche nel cedere direi, visto che alcuni elementi (oltretutto di valore) sono a tutti gli effetti dei desaparecidos pur continuando a restare a libro paga.

Le cessioni di Hinkel, McGeady e Crosas sono decise da tempo, eppure questi ragazzi sono ancora in squadra, con un morale probabilmente basso e con la necessità (sacrosanta) di allenarsi e far parte della squadra fin tanto che ne faranno parte.

Le trattative di mercato troppo strombazzate destabilizzano alcuni elementi come Zaluska, il quale gioca con una spada di damocle sulla testa, fornendo prestazione non proprio lodevoli.

Per ciò che concerne il mercato in entrata invece credo sia opportuno stendere un velo pietoso, tutto ciò deriva dalla mancanza di un manager adeguato e dalla poca voglia del club di mettere mano al portafogli.

Il risultato quindi è che non è arrivato nessuno o quasi dei giocatori che ci servivano e che al momento siamo pesantemente sguarniti sulle fasce laterali, manca anche un centrocampista in grado di dettare i tempi e quantomeno un difensore centrale di livello.

Sull’attacco poco da dire, numericamente ci siamo ma il disperato tentativo di prendere in prestito Bellamy significa che non c’è fiducia nel reparto attuale.

Detto questo, rimandiamo l’analisi sul mercato al termine della sessione e concentriamoci sul Caley Thistle, ovvero una squadra abbordabilissima che non ha una rosa in grado di impensierirci.

L’unica insidia sta in panchina, sulla nostra per la precisione, visto che Lennon non riesce ad organizzare il gioco si squadra e non pare neppure in grado di leggere la partita sia prima che durante il suo svolgimento, visto che le formazioni messe in campo ad oggi si sono dimostrare inadeguate.

giovedì 5 agosto 2010

Celtic - Braga 2-1

Mi riesce difficile valutare la squadra in una partita che nasceva pesantemente condizionata dal risultato maturato 7 giorni prima e che pesava come un macigno.

Certo, mi aspettavo un piglio un po’ più coraggioso e consono ad una gara senza domani ma probabilmente in questo momento siamo ancora in ritardo di preparazione, un cantiere aperto e direi soprattutto molto confusi.

Tale confusione credo sia principalmente nella testa di Lennon, il quale non pare avere le idee chiare su come vuole far giocare la squadra, con troppi giocatori inseriti per le loro capacità ma senza un piano tattico ben definito che possa esaltarne i pregi e mascherarne i difetti.

Faccio qualche valutazione per singolo reparto.

DIFESA: male, spesso fuori posizione i terzini mentre i centrali vengono sempre saltati come birilli lasciandoci così in inferiorità numerica, nel calcio moderno è fondamentale evitarlo.

Imbarazzante ed inaccettabile che anche a difesa schierata gli avversari riescano a trovare varchi senza faticare eccessivamente, qui le colpe sono principalmente dei giocatori, ma l’allenatore dovrebbe cercare di sopperire con il lavoro giornaliero a tali lacune.

CENTROCAMPO: inesistente direi, Juarez si sbatte ma corre a vuoto (ma non è colpa sua), Brown e Ledley non riescono proprio a trovare la posizione mentre Maloney è purtroppo l’ombra del giocatore ammirato fino a poco tempo fa, anche lui oltretutto fatica a capire cosa dovrebbe fare.

ATTACCO: Samaras è il solito e non spendo altre parole, Hooper non è un fenomeno ma sa il fatto suo, serve però che la squadra lo supporti altrimenti è davvero inutile, vive nell’area di rigore.

Meglio con l’ingresso di Fortunè, messo sulla destra con Samaras a sinistra e Hooper al centro.

Proprio questo tridente ha mostrato una differenza abissale tra Marcantonio e Giorgione, con il primo bravo ad attaccare i pochi spazi disponibili cercando il fondo mentre il secondo, al solito, si accentrava palla al piede senza combinare nulla.

In sintesi è da codice penale lasciar fuori Fortunè vista la fatica a costruire gioco anche se ovviamente sarebbe troppo facile credere che un solo giocatore possa cambiare le sorti di un’intera squadra.

Il quadro che ne esce fuori è quindi piuttosto sconfortante, con un allenatore che poi tanto allenatore non è, con dei giocatori dal pedigree tutt’altro che nobile ed in generale una squadra che sembra male assortita.

I soldi non abbondano, ma il Braga non mi risulta sia ricco, eppure sono una vera squadra quindi prendiamo quantomeno esempio da loro e cerchiamo, prima che sia troppo tardi, di rimediare acquistando chi serve ma soprattutto costruendo una squadra degna del nostro blasone.

giovedì 29 luglio 2010

Braga - Celtic 3-0

Celtic al primo esame della stagione contro un avversario sicuramente abbordabile ma ricco di entusiasmo e di qualche buona individualità, una squadra che pratica un bel gioco.

Cosa ci si aspettava dai Bhoys? Io direi una prova positiva, indipendentemente dal risultato.

Il 3-0 è maturato tramite tre episodi (rigore dubbio, errore difensivo sul corner, indecisione di Zaluska su punizione da oltre 30 metri) derivanti da calcio da fermo ma quello che mi preoccupa è il modo in cui si è giocato ieri sera.

Partiamo dagli alibi:

- siamo ancora una squadra in costruzione, vero ma anche il Braga lo è;

- siamo fuori condizione, peccato che pure il Braga non è che sia rodatissimo atleticamente, anzi dovremmo essere noi quelli avanti di preparazione;

- poca esperienza in campo europeo, ma anche qui il Braga non è che stia messo meglio, anzi;

- abbiamo preso gol su calcio da fermo, tutto vero ma gli episodi bisogna anche sfruttarli, le marcature sul corner erano da calcio amatoriale se non peggio.

Il Braga è stato piuttosto inconcludente ed è per questo che resta l’amaro in bocca, perché i portoghesi con un po’ più di cattiveria avrebbero potuto segnare altri gol ma hanno palesato i loro limiti in modo piuttosto evidente, non siamo riusciti a sfruttarli prestando anzi il fianco con tutti i nostri errori in ogni fase di gioco.

Il primo tempo è stato imbarazzante, con la squadra incapace di fare più di 2-3 passaggi in fila, verticalizzando solo con lanci lunghi per un Samaras isolato in avanti ma impossibilitato a fare a sportellate con i difensori avversari.

Nel secondo tempo si è giocata un po’ di più palla a terra ma in pieno Strachan style, ovvero un possesso palla sterile ed inconcludente, teso quasi più a conservare un risultato negativo anziché a recuperarlo.

Senza fare pagelle, facciamo un po’ di considerazioni sui singoli.

ZALUSKA: era sembrato sicuro fino al gol finale ed è un peccato aver rovinato tutto in quel modo, a parametro 0 ci sarebbe Hildebrand, farci un pensierino non sarebbe male anche se il polacco una seconda chance la merita ;

CHA DU RI: credo che l’unico cross dalle fasce sia stato suo, peccato che questo non sia il suo punto forte, mi è parso spesso fuori posizione, risucchiato verso il centro;

MULGREW: credo che a questi livelli Charlie non possa giocare, sempre fuori posizione, insicuro, timoroso;

LOOVENS: non so davvero più come insultarlo, becca un cartellino giallo inutile, regala un gol ed un paio di occasioni agli avversari, intesa col compagno di reparto inesistente;

HOOIVELD: lo puntano e lui si fa saltare sistematicamente, qualche pezza la mette, avrebbe bisogno di un centrale più autoritario vicino a lui;

LEDLEY: ho già allertato il programma televisivo “Chi l’ha visto?”, non trova mai la posizione in campo;

MALONEY: credo dovesse fare da raccordo tra la mediana e l’attacco supportando Giorgione ma è costretto a tornare indietro prendere palla spalle alla porta, rendendosi così inutile, ma non è colpa sua;

KI: lui è bravo, ma non ha le stimmate del regista, spesso non si fa vedere a sufficienza dai compagni i quali buttano la palla in avanti a casaccio, benino con il pallone tra i piedi ma nessuno si faceva vedere;

BROWN: ci mette la tigna, secondo me è una buona idea metterlo a destra ma anche lui ha faticato a trovare la posizione, non credo abbia ben capito cosa Lennon voleva da lui;

JUAREZ: è un giocatore tatticamente utile e si sbatte, ma se la squadra non gira lui non ti fa i miracoli, molto confuso e confusionario;

SAMARAS: primo tempo in cui non la becca mai, schiacciato dai centrali di difesa avversari, nel secondo tempo ci lascia senza riferimento offensivo visto che come al solito si mette a sinistra per ricevere palla e combinare qualcosa.

MURPHY e FORREST: non era la loro partita anche se si sono impegnati davvero tanto, mai e poi mai sarebbero dovuti entrare, eravamo troppo in difficoltà.

LENNON: io continuo a non vederlo come allenatore, ma visto che ricopre questo incarico lo devo trattare come tale.

Credo sia uno Strachan meno bravo, da come ha schierato la squadra mi viene da pensare che volesse portare a casa un pareggio, la linea mediana era attaccata a quella difensiva, con il risultato che sono stati buttati un sacco di palloni in avanti senza costrutto, non ha fatto nulla per porre rimedio al pressing avversario sui nostri difensori, i cambi sono stati quantomeno discutibili anche perché rischia di “traumatizzare” due ragazzi giovani che non meritano ancora queste batoste.

La formazione iniziale non mi convince, inutile mettere centrocampisti che si inseriscono se davanti non c’è nessuno ad aprire spazi ed in questo senso è da codice penale non aver dato fiducia a Fortunè.

Poi è chiaro che è semplice parlare con il senno di poi, ma quel che si è visto ieri ha rasentato il raccapricciante.

Come detto il Braga ha dimostrato di essere una squadra dinamica e brava nel possesso palla, ben schierata in campo.

Il loro allenatore ha stravinto il duello con il nostro e nulla lascia presagire una riscossa dei nostri la prossima settimana.

La squadra pare essere sfiduciata e poco preparata, solo un pubblico trascinante ed un paio di episodi benevoli potrebbero cambiare le cose ma è meglio rassegnarci, sperando che a breve le cose miglioreranno non di poco.

giovedì 8 luglio 2010

Vintage

Chiedo scusa in primis per l’assenza piuttosto prolungata, ma qualche problema di salute mi ha tenuto lontano dal blog e sinceramente non ci sono particolari riflessioni da fare visto che per l’ennesima volta il club ha lasciato circolare miliardi di voci su possibili acquisti, provocandone quindi lo slittamento o addirittura l’annullamento (ad eccezione di quello del coreano Cha Du Ri, ne parlerò in futuro).

Scrivo quindi un pezzo un po’ amarcord pregno di amare riflessioni, spero di non tediare nessuno.

La mia generazione, quella dei 30enni o giù di lì, ha avuto la fortuna/sfortuna di vivere gli anni 80 (fortuna per averli vissuti, sfortuna perché eravamo solo bambini e non abbiamo potuto goderceli appieno), i quali hanno avuto il merito di allontanare l’Italia e molte altre nazioni da quell’atmosfera politica pesantissima che si respirava per le strade.

Ad ogni modo non intendo parlare o giudicare quel preciso periodo storico enunciandone pregi e difetti (prendete un qualsiasi nostalgico-comunista e questi troverà diversi lati negativi di quegli anni, molti dei quali peraltro condivisibili), bensì fare un parallelo calcistico tra ciò che accadeva 20/30 anni e ciò che accade ora.

In qualche articolo precedente devo aver già accennato la cosa ed intendo riproporla.

Come detto inizialmente, le generazioni sopracitate ricorderanno con piacere squadre sorprendentemente competitive come Anderlecht, Mechelen e Steaua, l’Aston Villa sul tetto d’Europa, la finale di Coppa delle Coppe tra Man U e Barcellona (doppietta del sublime Mark Hughes, classica vendetta dell’ex), il New Firm in Scozia e tanti altri incontri, episodi, aneddoti e giocatori da far crescere la nostalgia per il calcio che era.

I Campionati del Mondo erano l’occasione per vedere tutti quei giocatori sconosciuti, chiacchierati o attesi ed al termine di ogni edizione tanti giocatori emergenti andavano a militare in campionati più remunerativi e prestigiosi.

Passate un paio di decadi abbondanti le cose sono cambiate grazie all’ampia copertura televisiva e web dei diversi campionati e grazie anche (se non soprattutto) alla sentenza Bosman.

In soldoni, un qualsiasi appassionato può seguire stabilmente i campionati esteri apprezzandone i vari giocatori e soprattutto questi giocatori arrivano a bizzeffe nei campionati europei o si spostano liberamente all’interno di essi (se non erro, negli ultimi dieci anni dalle Americhe sono arrivati nel Vecchio Continente circa 7.000 giocatori).

Finiscono così i romanticismi e scopriamo un calcio diverso, aziendale, poco propenso al rispetto del valore storico dei club, delle loro tradizioni e delle loro radici e così cambiamo anche noi tifosi e ci scopriamo nudi, senza quell’ardore e quella fede incrollabile che tiriamo fuori solo quando si vince, finalizzati al risultato e non a come esso venga raggiunto.

Non ho mai sopportato l’inter e non ne ho mai fatto mistero, eppure 20 anni fa era una squadra rispettabile.

I 58 punti, il 6-0 a Bologna, le sabongie di Matteoli, i 26 gol di Serena e l’Uomo Ragno tra i pali oltre all’asse tedesco-argentina costituiscono numeri e ricordi scolpiti nella storia per la loro purezza, per la loro genuinità e hanno un significato immensamente maggiore dei trofei vinti a raffica negli ultimi anni, con giusto un paio di elementi in rosa a conoscere il significato di quella maglia nerazzurra ed il valore storico del club.

Eppure il tifoso non se ne cura, il passato glorioso viene cancellato da un presente vincente e poco importa il fatto che molti trofei siano giunti in modo sporco o quantomeno eticamente discutibile, conta il risultato e questo discorso vale anche per i tifosi delle altre squadre.

Il patrimonio morale del tifoso è andato perso nel corso degli anni, nei quali i club si sono disinteressati alla propria storia, trasformando il supporter in un cliente esigente e perennemente insoddisfatto, in grado di apprezzare il solo conseguimento di un risultato positivo.

Ormai i tifosi di squadre non blasonate o vincenti si stanno riducendo sempre di più e ciò non mi sorprende.

Il tifoso, quello vero, si nutre di emozioni ed è un sognatore con una fede incrollabile fino a quando il suo sogno viene alimentato ed è in questo che il calcio è cambiato in peggio.

Tolta la possibilità al Verona di turno di vincere quell’unico, fottuto, impronosticabile scudetto per poi affrontare la sfida di Davide contro Golia (al secolo: Verona – Real Madrid) si è tolta la magia del calcio, si è trasformato il tifoso da bambino sognatore ad astuto opportunista, pronto a salire sul carro dei vincitori per poter gioire di tanto in tanto.

Esistono ancora isole felici, come Bergamo, Firenze e la terra d’Albione, nelle quali i club sono ancora visti come espressioni del territorio e mantengono un legame affettivo con il tifoso, conscio di essere al contempo un cliente.

Ma il processo, irreversibile, è ormai in atto e nessuno si salverà, neppure il Rochdale ed i suoi meravigliosi tifosi, ricompensati solo quest’anno dopo 35 anni senza emozioni, pieni di calci nelle palle (come dicono i tifosi del Dale).

Abituiamoci a veder festeggiare scudetti in lingue straniere, da squadre composte quando va bene da bravi professionisti, pronti a fare le valigie nel momento in cui la loro professionalità verrà meglio retribuita o sfruttata altrove.

Il Celtic non fa eccezione, anche se le sfaccettature sono diverse.

La storia bianco verde insegna che i supporter dei Bhoys hanno sempre saputo accettare il forestiero, il protestante, il meticcio ma il problema non è culturale o razziale.

Il punto focale della questione è che forse il Celtic (per quanto sia comunque una semplice squadra di calcio, non dimentichiamolo) è il club con più storia extra sportiva (lasciando perdere le stronzate su politica e religione, mi riferisco all’orgoglio) alle spalle, la cui maglia ha un significato davvero storico e di grande caratura ed è per questo che se ne pretende(va) il massimo rispetto.

Chi giocava per il Celtic doveva avere un certo atteggiamento in campo e magari anche fuori, pregno di orgoglio.

Tutto però è cambiato negli anni e la colpa non va solamente addossata alle varie dirigenze alternatesi alla guida del club, anche i tifosi hanno fatto la loro parte.

In particolare mi riferisco a quei tifosi che hanno politicizzato una squadra di calcio e trasformato una rivalità già molto sentita in guerra di trincea aggiungendo motivazioni extracalcistiche delle quali non se ne sentiva il bisogno.

Per una insensata guerra cittadina stiamo perdendo prestigio, storia, competitività e stiamo compromettendo il futuro, non consentendo al club di pianificare le proprie strategie, rendendolo prigioniero di tifosi incapaci di accettare una sconfitta…

lunedì 7 giugno 2010

Movimenti di mercato

Per chi non ha tanti fondi da mettere sul mercato, per chi deve accontentarsi di giocatori non di primo piano o semi sconosciuti, per chi vuole costruire la squadra con giusto anticipo è già tempo di acquisti.

Difficile distinguere, per ora, quali sono i veri obiettivi e le vere trattative in corso dalle bufale giornalistiche che impazzano sui giornali del vecchio continente.

Il Celtic si sta muovendo, è un dato di fatto, anche se non si sa in quale direzione visto che le strategie di mercato dovrebbero essere decise di concerto con il manager ma l’identità di quest’ultimo resta segreta e la sensazione è che la nostra panchina non è che sia così ambita come in passato.

Anyway, qualche approccio più o meno timido per alcuni giocatori c’è stato, sia in entrata che in uscita.

Il primo e direi unico affare che al momento sembra destinato ad andare in porto riguarda il prestito annuale del 31enne regista di centrocampo Jimmy Bullard, retrocesso quest’anno con l’Hull City.

Sicuramente il biglietto da visita non è dei migliori visto che i Tigers sono stati davvero una brutta squadra quest’anno, eppure Bullard è un giocatore che potrebbe rivelarsi fondamentale per gli Hoops.

Regista di centrocampo puro, non molto veloce e fisico ma dotato di una innata capacità di gestire i tempi e di far girare il pallone alla quale dobbiamo aggiungere l’abilità nel calciare i tiri da fermo, dote molto importante nel calcio moderno.

Il punto debole di Bullard è sicuramente la propensione agli infortuni, a memoria (posso sbagliarmi) ricordo un grave incidente al ginocchio ma il peggio sembra passato e fortunatamente il giocatore non ha mai fatto affidamento sulle sue doti atletiche per mettersi in mostra.

Fino all’anno scorso veniva pronosticato tra i 23 di Capello in Sudafrica, poi però il suo sciagurato passaggio ad inizio 2009 dal Fulham ai Tigers ha distrutto le sue ambizioni, la speranza è che con il Celtic possa rilanciare una carriera già in stato avanzato ma non ancora giunta al termine.

Per il resto tante chiacchiere, proviamo a mettere un po’ di ordine.

Bellamy: invenzione giornalistica, non possiamo permetterci il suo ingaggio e non so quanto Craig sia attratto da una nuova esperienza scozzese proprio ora che sta attraversando il suo miglior momento della carriera.

Kamara: lui vorrebbe restare, credo che il club stia cercando di trattare il prezzo di riscatto in quanto troppo alto, prevedo una trattativa laboriosa ed estenuante come fu quella per Giorgione, l’importante è non svenarsi per uno che ha ormai trent’anni;

Nguemo: potrebbe valere anche per lui il discorso fatto su Kamara ma Landry costa di meno e potrebbe anche valere di più dopo i mondiali, credo che il club stia in primis aspettando di vedere se riesce a prendere qualcuno di meglio;

Ledley: bel giocatore, parametro zero, interessato a vestire la maglia del Celtic, l’ideale per noi a patto che non venga preso per fare subito il titolare fisso, c’è da battere la concorrenza dei club che guardano con interesse gli svincolati tra i quali gira voce potrebbe esserci la Roma;

Senderos: noi lo prenderemmo ad occhi chiusi, il guaio è che Philippe gli occhi li tiene bene aperti e vuole restare a Liverpool sponda Toffeemen dove si è trovato molto bene, male che vada può guadagnare più soldi in altri club di EPL, pertanto resterà un sogno irrealizzato.

Keane: altra bufala e sinceramente di uno che piuttosto corre ad abbracciare i Wolves (con tutto il rispetto per loro ed il loro meraviglioso impianto di gioco) non voglio neppure sentirne parlare.

Granqvist: è un giocatore che mi piace molto per la nostra difesa, lui stesso ha parlato della decisione con cui a Kerrydale Street si sono mossi, particolare importante visto che il tempismo spesso fa la differenza.


Cambpell: pare ci sia un interesse non reciproco, nel senso che Sol non è interessato a giocare per noi e va bene così.


Lawrence: mano a mano che passano le ore pare sempre più vicino un suo possibile approdo in biancoverde, bel giocatore, ma se arriva lui si fa difficile per Bullard e Ledley.

McGeady: si parla di una super offerta dello Spartak Mosca oltre ai soliti sondaggi di molti club di EPL, quest’anno potrebbe partire sul serio e io sinceramente monetizzerei al massimo la sua cessione.

Hinkel: offerte non paiono mancarne anche se la pista Herta di è raffreddata dopo la retrocessione dei capitolini, ad ogni modo i sondaggi fatti per diversi difensori di fascia fanno capire come la sua cessione sia un’ipotesi tutt’altro che remota.

Boruc: anche per lui si parla di offerte da un po’ tutta Europa, anche se al momento sembrano più sondaggi che interessi concreti, situazione in divenire.

Brown: discorso simile a quello di Boruc, la poco esaltante stagione appena conclusasi ne ha però minato la valutazione, gli Spurs però lo tengono sempre d’occhio visto che c’è una Champions da giocare e uno come lui in squadra male non fa, sfumato invece l’interesse (mai troppo concreto) del Man U.

Samaras: l’interessamento del Palermo a quanto pare non è concreto, in quanto il giocatore pare voglia rimanere al Celtic (perché?) e comunque sia i rosanero prima dovrebbero cedere qualcuno (tipo Cavani).

Loovens: ecco, lui non se lo incula nessuno, chissà come mai eh?

Lo vedrei bene a rinforzare la già arcigna difesa del Wigan.

Capitolo allenatore: come detto in questo stesso articolo l’interesse per la nostra panchina rasenta i minimi storici, pare che il club volesse un nome forte ma i vari Hughes (restio, giustamente, ad imbarcarsi in un’avventura troppo rischiosa e forse poco pagata), Lambert (poco propenso a vivere in trincea nell’Old Firm) ed emergenti vari preferiscono restare nel calcio inglese.

A questo punto resta Lennon, come già avevo detto e come pare aver anticipato Lawwell, con tutte i rischi del caso e soprattutto con il dato di fatto che si tratta di una situazione ampiamente di ripiego.

lunedì 24 maggio 2010

Tiriamo le somme

Si è ufficialmente conclusa la tribolata stagione biancoverde, una conclusione dolceamara che rischia di minare le scelte societarie (si spera oculate) che dovranno riportare il Celtic ad un livello di competitività degno del rango e della storia del club.

Come ho già avuto modo di dire non considero molto indicativo l’ultimo stralcio di stagione, anche se qualche tassello nel quadro generale è andato ad inserirsi.

I tempi per una disamina coerente e completa sulla squadra sono quindi maturi (anche perché dopo oltre 50 partite il quadro DEVE essere chiaro), quindi partirei con delle considerazioni sottoforma di voti sulla stagione dei singoli giocatori.

Boruc 6.5: discreta stagione, in media tra i fasti passati e lo schifo recente, credo ad ogni modo che siano maturi i tempi per il polacco di trovare nuovi stimoli altrove in modo da rinvigorire le casse del club.

Zaluska 6.5: quando viene chiamato in causa fa bene, è abbastanza sicuro anche se non dispone di fondamentali pulitissimi.

Pronto per fare il titolare, bisogna solo sgrezzarlo un po’.

Caldwell 3: piange come se fosse un tifoso interista qualsiasi in quanto vuole più soldi e mina la tranquillità in spogliatoio, in campo ne combina una più di Bertoldo e regala gol a grappoli agli avversari.

E’ andato a fanculizzarsi a Wigan, stranamente la peggior difesa di EPL….

Loovens 4.5: come sopra, ma qualche gol lo fa e di testa si fa valere, imbarazzante vederlo sbagliare qualsiasi movimento difensivo con il suo degno compare.

Anche il prossimo anno ce lo ritroveremo in tra i piedi.

McManus 5: male anche lui ma ha meno colpe degli altri, vedremo se rientrerà rivitalizzato dal prestito Boro anche se nutro forti dubbi al riguardo.

Thompson 6: è giovane e quindi l’incostanza ci sta, ce la mette tutta e sinceramente non me la sento di bocciarlo nonostante gli evidenti limiti tecnici, deve ancora maturare ma in squadra un posto lo merita.

Rogne 7: lo so, sono esagerato, ma in quel poco che gioca mostra forza e sicurezza ed è da lui che bisogna ripartire.

Braafheid 4: poco professionale, svogliato e supponente, peccato perché di materiale tecnico ce ne sarebbe in lui, arrivederci e vaffanculo.

Naylor 6: il compitino lo fa, si barcamena in qualche modo.

Per la panchina può sempre far comodo, ma deve volerlo anche lui.

Wilson 6: si vede poco, non fa disastri, è già un inizio.

Stesso discorso fatto per Naylor, solo che lui è un tifoso del Celtic e resterebbe anche aggratis (si fa per dire).

Hinkel 6.5: media l’8 di inizio stagione ed il 5 di fine, ha sofferto molto il cambio di allenatore e più in generale la confusione tecnico-tattica che ha travolto la squadra.

Di offerte ne ha e temo che la società voglia fare cassa, sarebbe un gran peccato.

O’Dea 5.5: tra i meno peggio ma non ha certo brillato, per la panca va sempre bene vista la discreta duttilità.

Caddis 6: non demerita, chissà che non trovi più spazio in futuro, però bisogna decidersi: terzino o ala?

Crosas 5: ormai ce lo siamo giocato, un regista vecchio stampo come lui ha bisogno di minuti e fiducia, la sensazione è che necessiti di cambiare aria per ritrovarsi, peccato perché secondo me poteva diventare un giocatore importante.

N’Guemo 6.5: è partito fortissimo, poi si sono visti i limiti, grinta e tigna da vendere ma fa un gran casino là in mezzo.

Non so fino a che punto sia conveniente investire per riscattarlo, ma di mercato pare averne.

Brown 6: condizionato dagli infortuni e da un brutto inizio di stagione, cresce verso la fine, ricostruire il centrocampo su di lui è un dovere.

Robson 6: è partito infortunato e la sua capacità di dare equilibrio alla squadra si è maledettamente sentita, al suo rientro scommettevo che sarebbe diventato uno dei cardini della squadra e per un breve periodo è così ma poi arriva la scellerata cessione indovinate a chi?

Al Boro ovviamente e così ci ritroviamo senza un centrocampista in grado di dare i giusti ritmi e le giuste distanze tra i reparti con le conseguenze che tutti sappiamo.

Peccato perché era in crescita e soprattutto era tremendamente utile.

Ki 6: non è un gioco di parole ma una constatazione di come il Gerrard di Corea (ma chi cazzo gli ha dato questo soprannome insensato?) meritasse più spazio dal suo arrivo a gennaio per farsi vedere dato che quando è stato chiamato in causa ha messo in mostra il solito dinamismo che caratterizza il calcio orientale unito ad una tecnica più che buona.

Il prossimo anno deve essere valorizzato anche perché non l’abbiamo pagato quattro noccioline ed una libbra di bacon.

Maloney 5: io continuo a credere che sia davvero forte, ma quest’anno ha subito tantissimo la burrasca che ha investito la squadra e pare aver smarrito la propria identità, in coppia con McGeady doveva triturare gli avversari sulle fasce per fare assist o concludere in proprio mentre invece si è incartato su se stesso, poi si è infortunato e non si è più visto.

Deve ritrovarsi per se stesso e per il calcio scozzese in generale, per noi può essere un valore aggiunto straordinario nonostante l’indole non proprio del combattente.

McGinn 6.5: ci mette voglia e grinta, la tecnica ed il dinamismo ci sono anche se non fanno gridare al miracolo, spesso sulla fascia è stato più incisivo degli illustri titolari del ruolo.

L’anno prossimo deve confermarsi per meritare ancora più spazio.

McCourt 6: ha segnato il gol più bello della stagione, il problema è che non è disciplinato tatticamente e non è abbastanza bravo per meritarsi una squadra che lo sostenga (ok, neppure Nakamura lo era ma se si sbagliava prima non bisognava certo concedere il bis) quindi quando le cose hanno smesso di andare per il verso giusto è stato accantonato forse anche troppo.

Il titolare non può farlo, decida cosa vuole fare, di talento ne ha.

McGeady 4.5: lui è il simbolo di questa disgraziata stagione.

Partito alla grandissima beneficia dell’arrivo di un attaccante che gioca per la squadra come Fortunè, i cui movimenti ad aprire le difese permettono al nostro di inserirsi centralmente e segnare qualche bel gol.

Poi si spegne la luce e ci ritroviamo con la brutta copia di Aideninho, troppo incaponito nel dribbling, incapace di crossare con l’uomo davanti e poco prolifico.

Forse è arrivato il momento dei saluti, lui può ambire alla EPL, il Celtic a fare cassa e ricostruire la squadra visto che di mercato ne ha.

Kamara 6: il suo l’ha fatto e forse mezzo punto in più lo meriterebbe pure ma è arrivato nel periodo peggiore della squadra e si è pure infortunato.

Sarebbe da riscattare, ma vista l’età non più verdissima bisogna ridiscuterne il prezzo decisamente elevato.

Samaras 5: in pratica è stato la riserva di Fortunè, indolente di natura com’è non è certo uno che tira fuori gli artigli per prendersi il posto da titolare ed ha alternato come di suo solito prestazioni buone ad altre negative m quest’anno le seconde sono stata maggiori alle prime.

Lui dice di voler rimanere ma forse sarebbe giunta l’ora di cambiare aria, speriamo faccia un bel Mondiale per venderlo bene, un sincero in bocca al lupo.

Killen s.v.: ha giocato poco, in pre-stagione era andato bene ma di spazi per lui non ce n’erano (anche giustamente) e quindi via in prestito al Boro dove non ha brillato.

Credo andrà via, ha bisogno di giocare.

McDonald 5: un gol quasi fondamentale nell’Old Firm, per il resto pochi lampi e tanto nervosismo.

Ceduto ad un buon prezzo al solito Boro, cambi alimentazione o si trovi un dietologo di quelli bravi.

Keane 7: il suo l’ha fatto, peccato che come Kamara sia arrivato nel momento sbagliato e non è riuscito a trascinare la squadra nonostante l’innegabile starpower.

Tornerà agli Spurs o magari finirà al Wolwerhampton, facendoci capire come il Celtic per lui sia stato un ripiego dell’ultimo minuto.

Fortunè 6.5: non fosse calato alla fine avrebbe meritato di più.

Movimenti offensivi da Libro Cuore, fisico, buona tecnica e temperamento ma propensione al gol non all’altezza.

Non riesco a togliermi dalla testa il pensiero che sia stato lui a tenerci a galla come squadra finchè lo eravamo ancora.

Da lui si deve ripartire.

Rasmussen 6.5: bene, bene, bene.

Fiuto del gol invidiabile, grinta, voglia di emergere, posizionamento in area ottimo.

Questo è il partner ideale di cioccolatone Fortunè, suggerisco di lanciarlo titolare.

Quasi quasi un peccato l’arrivo di Keane, meritava più spazio.

Mowbray 5: si potrebbe dargli di più come di meno.

Opto per una insufficienza piena ma non gravissima per diversi motivi, dall’assenza di sostegno dai vertici del club al coraggio mostrato nel dimettersi (dicono l’abbia fatto più volte durante l’anno).

Di errori ne ha commessi, in primis privandosi di Hartley ad inizio di stagione e di Robson a stagione in corso, ma dopo tanti anni il Celtic (anche se solo a sprazzi) ha fatto rivedere quel benedetto Celtic Mind (meravigliosa la rabbia agonistica e l’attacco a pieno regime nella rimonta contro il Motherwell ed il dominio purtroppo non concretizzato a dovere nel primo Old Firm casalingo) che da tanti anni manca a questa squadra indipendentemente dai risultati.

Paga oltre misura il suo approccio troppo soft con i giocatori ed è un peccato, perché McGeady ed altri parevano poter effettuare qual salto qualitativo alla loro portata.

Col senno di poi è facile dire che non era pronto.

Sinceri auguri per una carriera di allenatore congrua alle sue doti umane.

Lennon 6.5: meriterebbe di più per il filotto in campionato ma ha sbagliato l’unica gara importante perdendo in casa con pieno merito contro il Ross County, dopo questa sconfitta l’unica cosa che ha saputo fare è stata sobillare gli animi dei tifosi scaricando tutte le colpe addosso ai giocatori.

Mossa vincente oltretutto, perché è probabile che il prossimo il coach sarà lui.

In caso, prepariamoci ad un’altra stagione negativa.

martedì 27 aprile 2010

L'uovo e la gallina

Chi mi conosce sa che non mi faccio particolari problemi nell’ammettere un errore o nel rendere omaggio ai meriti altrui quindi è doveroso aprire questo articolo facendo i complimenti ai rangers per la vittoria del campionato.

So già che qualcuno reputa inopportuno complimentarsi con gli unni, ma per carattere me ne sbatto i coglioni dell’opinione altrui (soprattutto se becera come in questi casi) anche perché se dovessi seguire la massa dovrei credere in almeno una mezza dozzina di religioni, che l’inter sia un club onesto e tartassato dagli arbitri, Di Pietro un laureato col massimo dei voti e che Ramazzotti ed i Backstreet Boys abbaino dato tantissimo al mondo della musica.

Ho ripetuto più e più volte di come sia necessario contestualizzare vittorie e sconfitte ed è anche per questo che reputo necessario specificare che, pur riconoscendo i meriti degli avversari, gli ultimi 2 campionati li abbiamo persi noi, quello scorso in particolare.

L’anno scorso abbiamo permesso ai Rangers di rientrare in gioco e di ricompattarsi nei momenti di difficoltà regalandogli un campionato già vinto.

Quest’anno invece il mea culpa riguarda la cattiva gestione di troppe partite e l’incapacità di apportare i necessari correttivi nel mercato di gennaio.

I Rangers sono stati tutt’altro che irresistibili per 25/30 giornate, evitando sapientemente le sconfitte ma pareggiando diverse partite, solo ultimamente hanno infilato un bel filotto di vittorie, come il Celtic del resto, quando ormai i giochi erano fatti.

Bastava quindi poco di più per cambiare l’esito di una stagione davvero disastrosa, ma è necessario ora guardare avanti e voglio farlo partendo con delle considerazioni un po’ random riguardanti il calcio scozzese.

Come avevo pronosticato la partita contro gli Arabs era davvero di poco valore, anche una sconfitta difficilmente avrebbe cambiato i destini delle due squadre.

Vedere come si è vinto in casa della terza forza del campionato, una squadra che in Scozia ultimamente sta facendo molto bene, mi ha decisamente rattristato.

Partita giocata con il freno a mano tirato, senza sussulti eppure ecco una vittoria piuttosto semplice che farà felice forse chi predilige l’uovo oggi ma non chi preferisce la gallina domani.

Il concetto è semplice: più il campionato è competitivo più si è stimolati al miglioramento.

Nessuno parli di soldi, qui si parla di idee, di progetti, di consolidamento.

Si sa che i soldi sono importanti, ma esistono tanti casi di club emersi grazie e soprattutto alla programmazione e non è un caso che in Italia squadre come Genoa, Sampdoria e Palermo si stiano attestando su alti livelli di rendimento proprio in un momento economicamente difficile per il calcio italiano che ovviamente colpisce i club poco inclini alla programmazione, caso lampante è il Milan, ma non solo.

Quindi militare in un campionato livellato sì, ma verso il basso, consente al club di continuare nella sua politica di piccolo cabotaggio (espressione ormai stra abusata dal sottoscritto ma tristemente pertinente) volta al dominio sul suolo nazionale da spartirsi con gli unni.

Spesso il club rinforza la squadra acquistando giocatori dalle altre formazioni di SPL ma cos’ha da offrire la SPL in questo momento?

Se togliamo qualche buon prospetto, qualche discreto giocatore buono per la panchina, non resta più nulla.

E quel poco che resta, tipo McArthur, te lo fanno pagare uno sproposito come successo per Fletcher ovvero un buon giocatore ma nulla più (e quando lo dissi, un paio d’anni fa, tutti mi spernacchiarono).

Se per prendere la punta che ci serviva abbiamo sondato Kevin Kyle allora c’è da preoccuparsi, anche perché le squadre scozzesi iniziano sempre più ad imbottirsi di giocatori provenienti dalle minors inglesi e molti giocatori compiono il percorso inverso, da colonne della propria squadra in SPL a riserva in League One o giù di lì.

Difficile quindi rinforzarsi con questa tipologia di giocatore, depauperando casomai il patrimonio tecnico delle avversarie, che faticano parecchio nel trovare uno Stokes qualsiasi.

Il problema sta a monte e risiede nel fatto che le squadre di media fascia di SPL non riescono più a fare a sportellate con le società di Championship, ritrovandosi quindi alla ricerca del classico diamante grezzo militante nelle serie inferiori, con risultati spesso inconcludenti anche perché in Inghilterra i club sono molto attenti alla valorizzazione dei proprio giocatori soprattutto se giovani.

Spesso quindi i le gemme scovate non sono poi così scintillanti, magari si chiamano Rob Jones, li peschi in Conference ma ben che vada li mandi nel miglior momento della loro carriera a giocare nei bassifondi di Championship.

E’ chiaro e lampante che se non vinciamo noi vincono gli unni, roba tremenda insomma, ma io spero sempre in una scelta coraggiosa che garantisca un futuro ad alti livelli al club.

Un paio d’anni di preparazione (che poi dove sta scritto che non si può vincere lo stesso?) e di formazione per i giocatori (tipo Rogne, titolare subito e sempre, senza se e senza ma) con un allenatore in grado di svilupparne il potenziale ed ecco che la magia si avvera, creando un circolo virtuoso generato anche dalla cessione di quei giocatori che emergono e che desiderano militare in campionati più competitivi, rimpinguando le casse societarie e consentendo altri investimenti.

Come detto ci vuole coraggio o forse semplicemente intelligenza perché negli ultimi 4 anni, con i rangers inesistenti, non si è costruito nulla di buono quando invece si sarebbe potuta creare una vera e propria egemonia nazionale condita da buoni risultati in campo internazionale.

Ma si sa, c’è chi preferisce sempre e comunque l’uovo oggi.

martedì 20 aprile 2010

In trouble

redo sia ormai chiaro che la specialità del club sia quella di ficcarsi nei guai.

La nomina di Lennon come allenatore ad interim è un autentico boomerang, in quanto l’incarico rischia di diventare permanente (si fa per dire).

Credo che nessuno in società abbia affidato la squadra a Lennon per verificarne le capacità in vista di una futura conferma, immagino si sia trattato di una scelta dettata dall’esigenza di dare ai tifosi un nome amato e per certi versi rimpianto, evitando oltretutto un’uscita pecuniaria, cosa sempre mal vista in quel di Kerrydale.

Il problema è che a fine stagione, con i giocatori almeno in parte pungolati dal cambio di guida tecnica e contro degli avversari che non hanno più l’occhio della tigre, vincere le partite diventa più semplice soprattutto se le pressioni sono scemate in modo esponenziale.

Così arrivano 4 vittorie in fila, cosa mai accaduta quest’anno e per la quale giustamente Lennon merita degli elogi, maturate però in modo anche rocambolesco e fortunoso (la doppietta di Josh Thompson è roba da tramandare ai posteri) e che pertanto godono di un peso specifico minore.

Peso specifico che invece incrementa per la sciagurata sconfitta casalinga in semifinale di FA Cup patita contro il Ross County, l’elemento più allarmante è che gli avversari hanno strameritato di vincere mentre la nostra squadra si è nuovamente sciolta come neva al sole quando invece sarebbe stato il momento di tirare fuori gli attributi.

Onestamente poco mi frega della FA cup, in quanto questo trofeo non può certo lenire il dolore sportivo per le delusioni patite quest’anno, ma sinceramente avrei preferito un paio di pareggi in più in campionato in cambio di una finale da giocare in una cornice sempre suggestiva come quella di Hampden.

Lennon dopo la sconfitta non è riuscito a fare di meglio dello scaricare sui giocatori (comunque responsabili) le colpe della figuraccia, ergendosi a uomo immagine del Celtic che sempre deve restare immacolato, beneficiante di una sorte di immunità alle critiche che non dovrebbe invece avere.

Ho già detto cosa ne penso di ciò e non mi ripeto, il punto è un altro.

Chi mi conosce, virtualmente o fisicamente, sa che tendo molto a contestualizzare gli eventi, siano essi sportivi, umani o quant’altro.

Quindi da una parte abbiamo una serie di vittorie francamente inutili a buoi ormai scappati (nessuno provi ad incantarmi con la favola del secondo posto da conquistare perché nessuno credeva che gli Arabs ci avrebbero potuto scalzare dal secondo posto), dall’altra una sconfitta nell’unica partita che aveva un minimo di senso oltre al prossimo Old Firm da qui a fine stagione.

Male quindi, soprattutto se consideriamo come sono arrivati questi risultati, siano essi positivi o negativi.

Purtroppo però, qualora la stagione dovesse chiudersi in crescendo, sarà difficile far accettare alla piazza che Lennon non è l’uomo giusto per la rinascita del Celtic, ci vorrebbe quel coraggio che raramente il club ha dimostrato in questi ultimi anni pertanto una soluzione tampone diverrebbe definitiva.

Nulla contro Lennon ovviamente, ma un conto è fare l’uomo spogliatoio o la spalla del nostromo, un altro conto è essere il timoniere di una nave tutt’altro che semplice da condurre.

Come ho già detto Lennon quest’anno è subentrato a Mowbray in una situazione ideale per mettersi in mostra, ed è stato bravo nel farlo, ma costruire la squadra per l’anno prossimo e gestire lo spogliatoio come allenatore e non come raccordo tra lo staff tecnico ed i giocatori è molto differente dal guidare una squadra nel periodo primaverile.

Così facendo quindi il club si è messo in una cattiva posizione obbligandosi a perdere del tempo prezioso nella scelta del prossimo allenatore e conseguentemente nella pianificazione della prossima stagione.

Evidentemente non è bastata la lezione rimediata quest’anno visto che per inseguire Mowbray si è perso del tempo preziosissimo che ha richiesto un tributo salatissimo da pagare.

Le vittorie e le sconfitte partono spesso da lontano, chissà che in questi giorni non si stia già scrivendo il futuro (in bene o in male) del nostro amato Celtic.

mercoledì 14 aprile 2010

Capitano di ventura

Una stagione che si trascina stancamente alla conclusione, una stagione sportivamente drammatica che poco può ancora offrire visto che manca ancora un Old Firm che rischia di far parlare di sé più per ciò che potrebbe avvenire sugli spalti che sul campo (per maggiori info citofonare “idioti” alla SFA).

Spunti interessanti pochi, congetture tante.

Per questo motivo credo di aver stabilito il nuovo record di articoli quasi ultimati e mai pubblicati e quindi il blog è restato un po’ isolato, ma sinceramente scrivere un articolo inconsistente e poco incisivo non si addice al mio modus operandi.

Fortunatamente uno spunto interessante lo fornisce Neil Lennon, ex giocatore del Celtic amatissimo per la sua grinta ed il suo attaccamento alla maglia (ricordiamo che il sig. Lennon è protestante come tanti altri uomini storici del Celtic, ma il popolo bianco verde l’ha amato lo stesso senza remore, capito scimmie?).

Dopo l’ennesima figuraccia stagionale, contro il comunque bravissimo Ross County, il buon Neil ha pensato di scuotere l’ambiente (ad aprile…) facendo capire a chiare lettere che l’anno venturo ci sarà un’epurazione, che chi vuole restare deve farlo capire tirando fuori gli attributi.

Insomma, ha parlato da “franchise man”, per utilizzare un termine in voga nell’ambito cestistico NBA.

Ovviamente i tifosi, esasperati da un’annata disastrosa, vanno in brodo di giuggiole e cominciano a chiedere a gran voce la conferma di Lennon sulla panchina biancoverde per la prossima stagione, speranzosi di vedere 11 leoni in campo artefici di una rinascita che tutti stiamo ancora aspettando

Il sottoscritto, un po’ per razionalità, un po’ per istinto di bastian contrario, non ha per nulla apprezzato l’uscita di Lennon.

Non mi è piaciuta in primis la tempistica di tale uscita, Lennon è arrivato da qualche settimana ma lancia messaggi forti quando anche l’ultimo traguardo stagionale è sfumato.

Perché non subito, visto che sapeva bene che aria tirava nello spogliatoio?

A cosa serve questa stucchevole, populista uscita?

Non era sufficiente inchiodare i giocatori alle proprie responsabilità senza finire sui giornali?

Evidentemente no, se ambisci al posto di coach per l’anno venturo.

E’ risaputo che Lennon vuole quel posto e non ci vedo nulla di male, fare gavetta nelle serie inferiori inglesi rischia di diventare un labirinto senza uscita, è umanamente comprensibile che sia preferibile partire da una piazza da te conosciuta e blasonata.

Quello che mi spiace è che tutta questa pantomima venga fatta a scapito di quella maglia che dovresti aver tanto amato in passato, a scapito di quei tifosi che ti idolatrano ancora oggi, utilizzati ora come grimaldello ricattatore nei confronti di una dirigenza evidentemente allo sbando.

Mi auguro semplicemente che il club non cada in una trappola tesa maldestramente da un dipendente del club che ancora deve mostrare di meritare quella panchina.

Eh sì caro Neil, perché contro il Ross County quello in piedi davanti a quella panchina eri tu, perché sei tu ad aver preparato la partita in ogni dettaglio (…), anche tu hai fallito miseramente.

Chi rischia di pagare a caro prezzo questo brutto affare sono i tifosi, come sempre del resto, visto che il club potrebbe rigirare la frittata ed affidare davvero a Lennon la panchina, così in caso di fallimento potranno dire (più o meno): “cazzi vostri, l’avete voluto voi e l’abbiamo messo lì a furor di popolo”.

Tanta tristezza per questa situazione ed anche un po’ di delusione, ad essere sinceri.