martedì 20 aprile 2010

In trouble

redo sia ormai chiaro che la specialità del club sia quella di ficcarsi nei guai.

La nomina di Lennon come allenatore ad interim è un autentico boomerang, in quanto l’incarico rischia di diventare permanente (si fa per dire).

Credo che nessuno in società abbia affidato la squadra a Lennon per verificarne le capacità in vista di una futura conferma, immagino si sia trattato di una scelta dettata dall’esigenza di dare ai tifosi un nome amato e per certi versi rimpianto, evitando oltretutto un’uscita pecuniaria, cosa sempre mal vista in quel di Kerrydale.

Il problema è che a fine stagione, con i giocatori almeno in parte pungolati dal cambio di guida tecnica e contro degli avversari che non hanno più l’occhio della tigre, vincere le partite diventa più semplice soprattutto se le pressioni sono scemate in modo esponenziale.

Così arrivano 4 vittorie in fila, cosa mai accaduta quest’anno e per la quale giustamente Lennon merita degli elogi, maturate però in modo anche rocambolesco e fortunoso (la doppietta di Josh Thompson è roba da tramandare ai posteri) e che pertanto godono di un peso specifico minore.

Peso specifico che invece incrementa per la sciagurata sconfitta casalinga in semifinale di FA Cup patita contro il Ross County, l’elemento più allarmante è che gli avversari hanno strameritato di vincere mentre la nostra squadra si è nuovamente sciolta come neva al sole quando invece sarebbe stato il momento di tirare fuori gli attributi.

Onestamente poco mi frega della FA cup, in quanto questo trofeo non può certo lenire il dolore sportivo per le delusioni patite quest’anno, ma sinceramente avrei preferito un paio di pareggi in più in campionato in cambio di una finale da giocare in una cornice sempre suggestiva come quella di Hampden.

Lennon dopo la sconfitta non è riuscito a fare di meglio dello scaricare sui giocatori (comunque responsabili) le colpe della figuraccia, ergendosi a uomo immagine del Celtic che sempre deve restare immacolato, beneficiante di una sorte di immunità alle critiche che non dovrebbe invece avere.

Ho già detto cosa ne penso di ciò e non mi ripeto, il punto è un altro.

Chi mi conosce, virtualmente o fisicamente, sa che tendo molto a contestualizzare gli eventi, siano essi sportivi, umani o quant’altro.

Quindi da una parte abbiamo una serie di vittorie francamente inutili a buoi ormai scappati (nessuno provi ad incantarmi con la favola del secondo posto da conquistare perché nessuno credeva che gli Arabs ci avrebbero potuto scalzare dal secondo posto), dall’altra una sconfitta nell’unica partita che aveva un minimo di senso oltre al prossimo Old Firm da qui a fine stagione.

Male quindi, soprattutto se consideriamo come sono arrivati questi risultati, siano essi positivi o negativi.

Purtroppo però, qualora la stagione dovesse chiudersi in crescendo, sarà difficile far accettare alla piazza che Lennon non è l’uomo giusto per la rinascita del Celtic, ci vorrebbe quel coraggio che raramente il club ha dimostrato in questi ultimi anni pertanto una soluzione tampone diverrebbe definitiva.

Nulla contro Lennon ovviamente, ma un conto è fare l’uomo spogliatoio o la spalla del nostromo, un altro conto è essere il timoniere di una nave tutt’altro che semplice da condurre.

Come ho già detto Lennon quest’anno è subentrato a Mowbray in una situazione ideale per mettersi in mostra, ed è stato bravo nel farlo, ma costruire la squadra per l’anno prossimo e gestire lo spogliatoio come allenatore e non come raccordo tra lo staff tecnico ed i giocatori è molto differente dal guidare una squadra nel periodo primaverile.

Così facendo quindi il club si è messo in una cattiva posizione obbligandosi a perdere del tempo prezioso nella scelta del prossimo allenatore e conseguentemente nella pianificazione della prossima stagione.

Evidentemente non è bastata la lezione rimediata quest’anno visto che per inseguire Mowbray si è perso del tempo preziosissimo che ha richiesto un tributo salatissimo da pagare.

Le vittorie e le sconfitte partono spesso da lontano, chissà che in questi giorni non si stia già scrivendo il futuro (in bene o in male) del nostro amato Celtic.

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